8 feb 2009 Luca Marchiò in Iraq: il viaggiatore è “naif”
Ci ha dato una lezione fendente il giovane comasco che ieri è stato rispedito in Italia da Falluja, dove era andato per semplice turismo.
Luca Marchiò arrivato a Bagdad in taxi, via terra, entrando dalla Turchia con tutti i documenti in regola. Era un semplice turista, in un paese – l’Iraq – che si sta risollevando da quasi 8 anni di guerra, ma che è open for business già da quasi un anno, da quando la cosiddetta “ondata” (o surge) di Bush ha ottenuto i buoni risultati sperati.
A marzo, mentre ero ospite di Al Jazeera a Doha, la stampa del Golfo mostrava entusiasta le opportunità di business in Iraq. Volevo acquistare una fabbrica di cemento, ma la mia proposta non ha avuto molto successo, una volta tornato in Italia.
Ad ogni modo, la storia è questa. La scorsa settimana Marchiò arriva al Coral Palace Hotel di Bagdad, lo accolgono con una certa incredulità. Gli scettici penseranno: anche con un certo sospetto, ma questa è una storia di naiveté, di curiosità e di puro spirito viaggiatore. L’italiano a Bagdad spiega a Bashar Yacoub, alla reception, che è venuto in Iraq per visitare il paese. Yacoub non è molto convinto, ma gli fornisce un autista e Marchiò, come un qualsiasi vero eccezionale viaggiatore, si fa portare in giro per Bagdad, visita la statua di Sheherazade, il lago artificiale, il parco Zawra’a, i negozi di Karada. La sua guida ventitreenne, Ramez, testimonia che il Marchiò era un po’ spaventato al calar della notte.
Il giorno successivo, il nostro – neanche ce ne fosse stato bisogno – dimostra di essere il Maestro assoluto. Vuole andare a Falluja, teatro di alcuni tra gli scontri pi๠feroci della Guerra del Golfo del 2003, e invece di affidarsi a Ramez, sale su un bus pubblico e si ferma ad osservare la gente e il paesaggio, percorrendo i 50 chilometri tra Bagdad e Falluja.

La città è sotto controllo iracheno già da dicembre 2006. Da giugno 2007 è oggetto del piano di sicurezza “Alljah”, che assicura l’ordine pubblico nei vari distretti della città , ma le forze di resistenza potrebbero palesarsi ancora, alla vista di un succulento turista italiano. Il primo da molti anni.
La famiglia di Luca era completamente ignara dei progetti del pargolo. Persino la fidanzata non sapeva nulla, ma soprattutto Marchiò era là all’insaputa delle autorità italiane, che da anni ci stressano e ci accudiscono con i servizi Viaggiare Sicuri (dell’ACI) e Dove Siamo nel Mondo. Forse per mimetizzarsi meglio, forse per non permettere ai pavidi di fermarlo, il Viaggiatore viaggia con il minimo indespensabile (il passaporto, immaginiamo) e fluttua sul confine tra Turchia e Iraq con spirito leggero, libero e bello. Incontra gente cordiale, sorride, scatta qualche fotografia (discretamente, si spera), dice qualche parola in arabo e nessuno in realtà si chiede che cosa ci faccia lì. Gli iracheni che incontra sul bus sono probabilmente famiglie multiprole, giovani uomini che vanno al lavoro, gruppi di adolescenti con magliette lise. Non saranno neanche troppo stupiti di vedere un occidentale mischiarsi alla truppa di pendolari. Ma mentre la più vera essenza del viaggio si svolge pulita su un bus tra Bagdad e Falluja, le autorità americane, irachene e italiane si lanciano nella ricerca dell’anormale fuggitivo.
Marchiò arriva a Falluja, la polizia irachena lo prende in custodia, “per la sua sicurezza”, il vice capo della missione italiana in Iraq gli spiega, da saggio papà , che “non è sicuro vagare per il paese”, lo prendono, lo buttano sul primo volo per l’Italia.
Tutti i viaggi finiscono, Marchiò avrà qualcosa da raccontare ma probabilmente in pochi lo ascolteranno. La mamma sarà preoccupata, la fidanzata dirà che se l’aspettava, i giornalisti non capiranno le sue risposte e nessuno gli chiederà com’era il parco di Zawra’a o cosa ha provato vedendo la statua di Sheherazade.
Ma i viaggiatori, in giro per il mondo, che leggeranno la sua storia, saranno invidiosi, e ammirati, ed esattamente come noi, vorrano stringere la mano a Luca Marchiò, magari davanti a una birra. Per guardarlo negli occhi, sorridere naif, e ascoltarlo senza grande stupore.
- Posted by Giorgio Montersino at 02:44 pm
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Certamente un grande Marchiò! E grande è l’invidia da viaggiatore che provo come giustamente Giorgio ha previsto.
Avevo dato qualche giorno fa un’occhiata alle modalità per entrare in Iraq e forse per non negarmi la possibilità , sono persuasa che con qualche accorgimento preventivo, tipo dare comunicazione del viaggio, dell’itinerario ecc.. sia possibile visitare quel paese. Come mi piacerebbe fare una bella chiacchierata con Marchiò!
La foto che avete pubblicato, tratta da FaceBook, non ha nulla a che vedere con il Marchiò comasco bensì con tutta un’altra persona, piemontese. Si tratta di un banale caso di omonimia. Per correttezza, chiederei all’autore del blog di togliere la foto.
Ciao Diego, grazie per l’informazione, correggiamo subito
Impresa a dir poco scaltra!
Sapete per caso se questo Luca Marchiò abbia pure scritto un libro intitolato “il luogo che non c’è” e che vorrei poter tracciare?
Ciao luciano